Nell'800, l'industria, come sappiamo, visse una fase di grande espansione, un certo benessere si diffuse anche tra i ceti medi della società e i lavoratori cominciarono a vedere riconosciuti alcuni dei loro diritti.
Ma lo sviluppo industriale ebbe anche conseguenze negative, esso fu infatti la causa delle principali rivalità tra gli stati europei che si scontrarono per la spartizione delle colonie, da dove provenivano le materie prime necessarie per le industrie.
Il colonialismo non era un fenomeno nuovo, lo conosciamo già, esso era praticato dai popoli antichi, greci e romani, per esempio, e a partire dal XVI secolo, dopo le grandi scoperte geografiche, il colonialismo fu praticato anche da spagnoli, portoghesi, inglesi, francesi e olandesi.
Ma dal 1870, il colonialismo assunse un carattere del tutto nuovo, come abbiamo già detto, fu lo sviluppo industriale a creare nuovi bisogni economici nei paesi europei.
Infatti, nelle colonie, gli europei cercavano non solo materie prime da sfruttare, ma anche nuovi mercati in cui vendere i manufatti prodotti in patria.
In particolare, a partire dal 1873, anno in cui si verificò una grave crisi di sovraproduzione, gli stati industrializzati d'Europa andarono alla ricerca di nuove terre da sfruttare economicamente.
Questa nuova fase del colonialismo che durò fino al 1914, cioè lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, fu molto aggressiva e venne chiamata imperialismo, poiché ogni grande potenza europea mirava a creare un vero e proprio impero coloniale da sfruttare economicamente.
Innanzitutto cause economiche, lo sviluppo industriale fece crescere la richiesta di materie prime come petrolio, ferro e rame, di cui erano ricchi i paesi africani o asiatici.
Possedere terre in continenti lontani riempiva di orgoglio nazionale i cittadini, alimentando il nazionalismo, cioè l'amore esagerato per la propria nazione.
E ancora, cause sociali, la colonizzazione veniva presentata come una soluzione al bisogno di nuove terre per i contadini, in particolare i paesi ancora prevalentemente agricoli e poco industrializzati, come l'Italia, sfruttavano questa motivazione.
Era diffusa, infatti, l'opinione che la razza bianca fosse superiore alle altre razze del mondo e che l'uomo bianco avesse il compito di portare a questi popoli inferiori la civiltà.
Il dominio inglese sull'India ebbe due facce, da un lato, il territorio indiano fu sfruttato in modo intensivo e fu trasformato in un vero e proprio mercato al servizio degli inglesi, dove i loro prodotti industriali, come tessuti, distrussero la produzione artigianale indiana.
Lo stesso avvenne in campo agricolo, dove furono abbandonate le coltivazioni tradizionali per lasciar posto ad ampie piantagioni di tè e cotone, più convenienti per il commercio inglese.
Gli inglesi, però, presero anche iniziative positive per l'India, costruirono infatti ponti, strade, ospedali, scuole, ferrovie, introdussero riforme che modernizzarono il paese.
In Cina, però, la Gran Bretagna non si comportò allo stesso modo, per smaltire le eccedenze di oppio, una droga prodotta in India, gli inglesi costrinsero l'Impero Cinese ad acquistare questa sostanza che veniva scambiata con prodotti locali.
La Cina fu sconfitta e gli inglesi si insediarono stabilmente ad Hong Kong, i rapporti commerciali tra Cina e Inghilterra continuarono alle condizioni imposte dai colonizzatori inglesi.
Oggi ci sembra incredibile che ci sia stato un tempo in cui l'Inghilterra, patria del pensiero liberale e democratico, abbia dichiarato guerra alla Cina per arricchirsi con il commercio della droga.
La politica coloniale in Africa era infatti indirizzata al controllo di alcuni punti strategici per il commercio, oltre che al rifornimento di materie prime.
Per evitare ulteriori contrasti tra gli stati europei, il territorio dell'Africa fu spartito praticamente a tavolino nella Conferenza di Berlino, convocata dal cancelliere tedesco Bismarck tra il 1884 e il 1885.
Fu stabilita la regola che le future colonie sarebbero appartenute a chi le avesse occupate per primo, considerando i territori africani come terra di nessuno.
In Africa restò indipendente solo la Liberia, un piccolo stato affacciato sul Golfo di Guinea, creato appositamente per dare una patria agli schiavi provenienti dagli Stati Uniti.
L'opera di civilizzazione degli occupanti europei introdusse concetti sconosciuti alle popolazioni locali, come quello di confine e di proprietà privata.
I paesi colonizzatori inizieranno ad abbandonare l'Africa solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, cioè nella seconda metà del 900, ma intanto i danni arrecati a questi popoli furono smisurati.