Analisi della Terza Guerra d’Indipendenza Italiana del 1866, tra alleanze, battaglie e conseguenze politiche per l’unità nazionale.
Key Takeaways
- La Terza Guerra d’Indipendenza fu cruciale ma non risolse completamente l’unità italiana.
- L’alleanza con la Prussia fu strategica per indebolire l’Austria su due fronti.
- Le sconfitte militari italiane evidenziarono la necessità di rafforzare l’esercito nazionale.
- L’irredentismo nacque come risposta all’insoddisfazione per i territori ancora non uniti.
- La questione romana rimase centrale, con la Chiesa e Garibaldi in posizioni contrapposte.
What the video covers
- La nascita del Regno d’Italia non coincide con l’unità completa della penisola, con Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia e Lazio ancora non annessi.
- Dopo l’armistizio di Villafranca (1859), il Veneto resta sotto controllo austriaco, mentre Roma è protetta dalla Francia e rimane intoccabile.
- Nel 1865 Bismarck propone un’alleanza militare tra Prussia e Italia contro l’Austria, accettata dal governo italiano.
- Nel 1866 scoppia la guerra tra Austria e Prussia, con l’Italia che dichiara guerra all’Austria cinque giorni dopo l’inizio del conflitto.
- L’esercito italiano subisce sconfitte a Custoza e Lissa, mentre Garibaldi ottiene successi in Trentino con i Cacciatori delle Alpi.
- La vittoria decisiva è prussiana a Sadowa, che porta all’armistizio di Cormons e alla fine delle ostilità il 12 agosto 1866.
- La pace di Vienna del 3 ottobre 1866 assegna all’Italia Veneto, Mantova e parte del Friuli, ma lascia Trentino e Venezia Giulia all’Austria.
- L’Italia esce dalla guerra con una debolezza militare e diplomatica evidenti, alimentando il sentimento irredentista.
- Nel sud Italia scoppiano rivolte contro lo Stato italiano, percepito come oppressore, con il sostegno della Chiesa e di forze contrarie all’unità.
- Il Papa Pio IX si oppone all’unità italiana e al ruolo di Roma come capitale, mentre Garibaldi continua a puntare su Roma come obiettivo.
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Speaker A
La nascita del Regno d'Italia non ha coinciso con l'unità dell'intera penisola. Molti territori mancano ancora all'appello.
Speaker B
Dopo l'armistizio a sorpresa di Villafranca del 1859, i territori del Veneto erano rimasti in mano all'Austria. Da quel momento Vittorio Emanuele II aspetta solo l'occasione giusta per agire. Ora, il momento è arrivato.
Speaker A
Per i patrioti più convinti non è solo il Veneto a mancare nella lista. Trentino, Friuli Venezia Giulia e Lazio sono territori reputati culturalmente e storicamente italiani. Per questo devono essere conquistati.
Speaker B
Per il momento, però, il Lazio con Roma è intoccabile. Papa Pio IX è difeso dalla Francia e attaccare ciò che rimane dello Stato della Chiesa è fuori discussione.
Speaker B
Per il Veneto, invece, alla fine del 1865 si presenta un'occasione unica. Otto von Bismarck, primo ministro prussiano, bussa alla porta del re d'Italia.
Speaker B
In quel momento Bismarck sta tentando di unire la Germania. Il più grande ostacolo all'impresa è uno solo: l'Austria.
Speaker A
L'offerta di Bismarck è semplice: un'alleanza militare tra Prussia e Italia in funzione anti-asburgica.
Speaker B
La destra storica vede subito le potenzialità dell'accordo. In caso di guerra, l'Austria sarebbe stata attaccata su due fronti e l'Italia avrebbe combattuto insieme al migliore esercito europeo. Senza troppe discussioni, il governo accetta.
Speaker A
Nel 1866 la tensione fra Austria e Prussia è alle stelle. A metà giugno scoppia lo scontro per il futuro della Germania.
Speaker B
Il Regno d'Italia, tenendo fede ai patti, dichiara guerra all'Austria 5 giorni dopo, il 20 giugno 1866, ha inizio la Terza Guerra d'Indipendenza.
Speaker A
L'Austria, impegnata su due fronti, è costretta a cedere terreno, anche se l'esercito italiano, per la prima volta ufficialmente in campo, non è che stia brillando.
Speaker B
Il 24 giugno a Custoza gli italiani, nonostante la superiorità numerica, vengono sconfitti dagli austriaci. Questa disfatta avrebbe messo fine alla carriera del generale La Marmora.
Speaker A
Un mese dopo, a Lissa, vicino alle coste croate, la Marina militare italiana dell'ammiraglio Carlo di Persano viene duramente sconfitta.
Speaker B
Gli unici successi italiani arrivano dai Cacciatori delle Alpi che, guidati da un ormai vecchio, ma sempre energico Giuseppe Garibaldi, riescono a penetrare in Trentino il 21 luglio.
Speaker A
Ma è la Prussia a decidere con le sue vittorie le sorti della guerra. Il 3 luglio 1866, a Sadowa, l'esercito austriaco è duramente sconfitto dai prussiani.
Speaker B
Il 12 agosto le armi tacciono. A Cormons viene firmato l'armistizio tra Italia e Austria che pone fine alle ostilità.
Speaker A
Lo slancio di Garibaldi verso Trento viene fermato da un telegramma di La Marmora in persona che lo avvisa della fine della guerra. La sua risposta sarebbe stata breve e concisa: "Obbedisco".
Speaker B
Il 3 ottobre 1866 i rappresentanti di Austria e Italia si incontrano a Vienna. Iniziano le trattative per la pace.
Speaker A
Napoleone III interviene di nuovo come mediatore tra l'imperatore austriaco e il re d'Italia. Per questo ogni territorio ceduto dagli austriaci sarebbe prima passato alla Francia e poi ceduto ai Savoia.
Speaker B
Il Regno d'Italia guadagna così la provincia di Mantova, il Veneto e buona parte del Friuli. L'amarezza è tanta a Firenze, capitale dal 1865. Nonostante i guadagni territoriali, rimane l'umiliazione per le varie sconfitte e per l'intervento diplomatico di Napoleone III.
Speaker B
Inoltre, la Venezia Giulia e il Trentino sono ancora in mani austriache.
Speaker A
L'opinione pubblica capisce che ci sarebbe voluta un'altra guerra, l'ennesima, per finire il lavoro. Un nuovo spirito si fa strada tra la popolazione che brama un'Italia unita: l'irredentismo.
Speaker B
La pace di Vienna aveva mostrato la debolezza diplomatica dell'Italia. La guerra ne aveva evidenziato la debolezza militare.
Speaker A
Mentre il governo è impegnato nelle trattative, il sud è di nuovo in subbuglio. A settembre Palermo insorge.
Speaker B
Dal 16 al 22 febbraio il popolo, appoggiato dalla Chiesa, dai Borbone e perfino dai democratici, assalta le sedi governative, arrivando a creare un comitato rivoluzionario. La rivolta del 7 e mezzo, dal numero di giorni delle agitazioni, viene stroncata dall'esercito regolare. In tutta Italia, però, iniziano altre sollevazioni.
Speaker B
Le popolazioni in rivolta sentono lo Stato italiano come estraneo e ostile, interessato solo alle tasse e ad arruolare uomini forti e giovani per guerre disastrose.
Speaker A
Non aiuta, inoltre, l'aperta ostilità della Chiesa e di Pio IX. Infatti il Papa si era rifiutato, alla sua fondazione, di riconoscere il Regno d'Italia.
Speaker B
Pio IX, per esempio, nei propri documenti si ostina a chiamare l'Italia "Stato Subalpino", aiutando e supportando anche tutte le forze che lottano contro l'unità.
Speaker A
Pio IX sa, infatti, che l'unità d'Italia prima o poi avrebbe portato ad un solo e unico risultato, contro cui lotta con tutte le sue forze: Roma capitale.
Speaker B
Ma per capire meglio il fato della città eterna, bisogna fare un passo indietro e tornare al fatidico 1861.
Speaker A
Infatti, se la monarchia di Torino aveva lasciato da parte la questione romana, l'eroe dei due mondi non voleva saperne di mollare.
Speaker B
Giuseppe Garibaldi e i patrioti avevano puntato Roma e ci sarebbe voluto molto più che un esercito per fermarli.
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