Giovenale - Satira contro le donne

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00:09
Speaker A
Al tempo del regno di Saturno, la pudicizia visse sulla terra e vi rimase a lungo. Una spelonca gelida, quella era allora la casa, e le spose, figlie dei monti, allora preparavano un rustico giaciglio con foglie, paglia e pelli di animali catturati sul luogo.
00:26
Speaker A
All'inizio della Satira Sesta, il poeta del primo secolo dopo Cristo Giovenale inizia il suo lungo attacco contro le donne, oggetto delle sue critiche nel componimento.
00:42
Speaker A
Il genere femminile è solo uno dei suoi bersagli polemici, assieme agli stranieri e agli omosessuali.
00:55
Speaker A
In questo testo, il poeta satirico contrappone l'antica società romana, caratterizzata da uno stile di vita frugale, a quella dei suoi tempi, dominata da lusso e sfrenatezza.
01:00
Speaker A
Ne sono un esempio proprio le donne, secondo lui quasi tutte dedite a costumi corrotti. Con un atteggiamento apertamente misogino, Giovenale propone una lunghissima rassegna di personaggi femminili, presentandole le donne come prive di morale sessuale, avide di denaro e colpevoli del declino dei valori della prima età imperiale.
01:55
Speaker A
È evidente il suo fastidio per la parziale emancipazione delle matrone romane rispetto ai tempi più antichi, dato che per lui esse usurpano ruoli che dovrebbero essere riservati agli uomini, come partecipare ai banchetti e discutere di poesie.
02:10
Speaker A
In un passo famoso della Satira Sesta, lo scrittore prende di mira Eppia e Messalina, due figure emblematiche di questa corruzione morale che intende criticare.
02:25
Speaker A
La prima è la moglie di un senatore, che non esita a lasciare la famiglia per amore di un gladiatore.
02:36
Speaker A
L'uomo non è neppure molto attraente, essendo ormai maturo e con i segni dei combattimenti.
02:50
Speaker A
Eppure Eppia lo segue in Egitto e non ha vergogna di farsi chiamare gladiatrice.
02:59
Speaker A
Non meno perversa Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, che si prostituiva in un bordello.
03:22
Speaker A
Messalina è definita Meretrix Augusta, prostituta imperiale, e questo ritratto rientra nella pubblicistica senatoria che la dipingeva come una specie di mostro, attribuendole anche orrendi delitti.
03:37
Speaker A
A ciò si aggiungerebbe la sua sfrenatezza sessuale. Entrambe le donne, Eppia e Messalina, hanno in comune l'origine nobile e questo farebbe pensare a una condotta più prudente.
03:53
Speaker A
Invece non si fanno scrupoli a seguire i loro istinti.
04:00
Speaker A
Come detto, sono i due esempi più noti della satira, ma non gli unici.
04:12
Speaker A
La visione di Giovenale è intollerante e sessista, indice di una mentalità diffusa nella cultura latina.
04:30
Speaker A
Lo stesso atteggiamento si avrà durante il Medioevo, quando le donne saranno talvolta attaccate per motivi religiosi.
04:43
Speaker A
Segue la traduzione del passo in cui Giovenale parla di Eppia e Messalina.
05:05
Speaker B
Eppia, moglie di un senatore, ha seguito una compagnia di atleti sino a Faro, sino al Nilo e alle mura malfamate dei Lagidi, facendo inorridire persino la città di Canopo per l'incredibile immoralità romana.
05:17
Speaker B
Dopo aver dimenticato casa, marito e sorella, senza un pensiero per la sua città, quella svergognata ha abbandonato i figli in lacrime, e ciò che più stupisce, persino il suo Paride e il Circo.
05:29
Speaker B
Pur allevata tra le piume di una culla intarsiata e nel lusso della casa paterna, non ebbe orrore d'affrontare il mare: aveva già affrontato il disonore, che per chi dispone di comode poltrone è danno irrilevante.
05:41
Speaker B
Navigando di mare in mare, ha attraversato i flutti del Tirreno e la distesa fragorosa dello Ionio con cuore intrepido: son donne, queste, che solo se devono correre un rischio per una causa onorevole e giusta cadono in preda alla paura, il cuore diventa di ghiaccio, le gambe tremanti non le reggono;
05:58
Speaker B
ma se compiono malefatte, ostentano un coraggio senza pari. Se lo vuole il marito, è un dramma salire sulla nave: il tanfo della stiva le sconvolge e svengono. Ma quella che segue l'amante ha stomaco di ferro.
06:51
Speaker B
La prima vomita addosso al marito, questa mangia coi marinai, scorrazza per il ponte e gode a maneggiare le ruvide gómene. Ma di quale bellezza, di qual fiore di giovinezza si è innamorata Eppia? Cosa ha mai visto in lui per sopportare la nomea di gladiatrice?
07:06
Speaker B
In verità il suo Sergino ormai aveva cominciato a radersi la barba e a sperare nel congedo per quel suo braccio rotto; senza contare gli sfregi del viso, il naso escoriato dall'elmo con una gran bozza nel mezzo, e uno sgradevole malanno che gli faceva lacrimare di continuo gli occhi.
07:23
Speaker B
Ma era un gladiatore! Quanto basta per farne un Giacinto, per preferirlo a figli, patria, sorella e marito: è il ferro che amano le donne. Se il suo Sergio avesse già ricevuto il bastone del congedo, all'istante non le sarebbe apparso diverso da un qualsiasi abitante di Veio.
08:20
Speaker B
Eppia è pur sempre una privata cittadina: ti scandalizza? E le spose dei principi allora? Senti le disavventure di Claudio. La moglie, non appena lo vedeva addormentato, spingendo la sua audacia di augusta meretrice sino a preferire una stuoia al talamo del Palatino, incappucciata di nero, lo abbandonava scortata da una sola ancella.
08:40
Speaker B
Nascondendo la chioma scura sotto una parrucca bionda, varcava la soglia di un bordello tenuto caldo da un tendone malandato, dove in una cella a lei riservata, col falso nome di Licisca, si prostituiva tutta nuda, coi capezzoli dorati, offrendo il ventre che un tempo ti aveva portato, nobile Britannico.
08:58
Speaker B
Accoglieva lasciva i clienti e chiedeva il prezzo stabilito. Quando poi il ruffiano mandava via le sue ragazze, usciva a malincuore, con la sola concessione di poter chiudere per ultima la cella, ancora vibrante di voglie.
09:11
Speaker B
Sfiancata dagli uomini, ma non del tutto sazia, se ne tornava a casa: il viso ammaccato di lividi, impregnata del fumo di lucerna, portava il puzzo del bordello sin nel letto imperiale.

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