L'archeologia urbana, personalmente mi piace moltissimo, perché innanzitutto perché in fondo è anche piuttosto rara, è difficile avere un'area ampia, come quella che stiamo vedendo adesso dal drone, per potere scavare e capire com'era la città prima della città attuale.
E quando poi si abbandona questa e si inizia a lavorare invece di fino con la trowel, si vanno a scoprire le varie fasi, i vari cambiamenti. È sicuramente un grande rebus che molto spesso si riesce a risolvere in gran parte.
Come puoi vedere, il muro è composto con elementi di reimpiego, come ad esempio questi rocchi di colonna che hanno uno spessore considerevole e che quindi si possono chiaramente ricondurre a una fase di occupazione strutturata più antica.
Esatto, ne vediamo uno qui, ne vediamo uno qui, ce ne sono altri due in questo punto, un altro si intravede in quel punto e vengono usati a formare la cortina del muro, vengono posati.
In realtà, normalmente invece, piuttosto che usare elementi di questo genere, chiaramente di spoliazione e di recupero, si utilizzava invece la tecnica della tegola lettata o embrice.
La la parte della della letta veniva disposta in cortina, fra cortina e cortina venivano messi dei materiali, degli spezzoni, dei ciottoli legati da argilla.
Un embrice nel suo splendore, ecco, questo è quello che rimane di un embrice spogliato e ributtato che però ha una caratteristica, adesso uso l'unghia, che è classica, che sono le impronte degli animali che hanno camminato, grazie, che hanno camminato sulla superficie dell'embrice steso ad asciugare al sole prima che lo stesso fosse caricato sopra dentro la fornace.
Cani, gatti, topolini, ma anche cinghiali, caprioli, uccelli o addirittura nei casi più particolari possiamo trovare impronte di bambini, ma anche impronte di scarpe, di chiodini.
Perché il collega sta pulendo la stratigrafia dove ci sono anche i livelli neri, il cosiddetto suolo nero medievale, arriviamo alla parte con il muro spogliato.
Perché tutti quegli strati che vedete sono stati artificiali, tutti i materiali che vedete li ha posati l'uomo o spostati l'uomo, anche questi frammenti di tegole che sono chiaramente ributtati, sono l'esito della spoliazione del muro.
E invece poi ci dà tanti dati e ci permette di sentire letteralmente non solo gli edifici, non solo gli spazi vuoti, ma i cittadini che quella città abitavano.
Quelli che stiamo indagando e terminando di indagare adesso sono delle sepolture, sepolture che comunque sanno della presenza del convento, perché nessuna di queste era tagliata dalle fondazioni.
Sappiamo che nei conventi era consuetudine seppellire proprio nei bordi dei chiostri o all'interno dei chiostri o nei camminamenti interni, anche perché non esisteva il concetto del cimitero, così come l'abbiamo noi.
Esatto, infatti per questo sarà importantissimo lo studio che poi a cui saranno sottoposti questi resti da parte del dell'antropologa che collaborano con noi e già dalle prime analisi fatte sul campo hanno potuto verificare una serie di patologie.
Qua sotto, segnata da questo segno di cazzuola e da quello che ti sta indicando la punta della mia cazzuola, abbiamo dei materiali ceramici che ci parlano di una occupazione di età repubblicana.
Vediamo l'esempio di un sesquipedale, un mattone manubriato romano con proprio la sua parte che abbiamo, sappiamo e abbiamo già visto ritrovati all'interno del muro.
Quindi, benché sia quasi tutto di origine antropica e di naturale ci sia ben poco, comunque sia le strutture deposizionali si possono leggere, le sequenze deposizionali si possono leggere.
Sono state invece trasformate, diciamo, in un'occasione proprio per anche i cittadini di conoscere quello che era la storia del del loro centro storico.
Motivo per cui è stata allestita l'anno scorso una passerella e si è consentito di il libero accesso, sostanzialmente, almeno dall'alto all'area di scavo.
È un intervento che con risorse nostre, successivamente, grazie ai fondi PNRR, in questi anni abbiamo avviato un grande cantiere di rigenerazione urbana per chiudere definitivamente quella che a tutti gli effetti era una ferita aperta nel cuore di Fidenza, nel centro storico di Fidenza.
Il palazzo ex Licei, che è il palazzo retrostante e l'annessa Piazza Svelata, che è quella, diciamo così, dove stanno, dove si stanno effettuando questi importantissimi scavi.
Da una parte e dall'altra dare una continuità architettonica e funzionale allo spazio attiguo che collega le piazze verdi e Piazza Pontile che sono le antistanti.
Per cui a un certo punto quello che restituisce può anche destabilizzare, perché fa parte di un corredo identitario sul quale tanti studiosi si sono spesi.